La Sardegna, con la sua storia e le sue tradizioni, vanta una produzione vinicola molto interessante a livello sia nazionale, che internazionale. Il suo territorio è conosciuto per etichette preziose e prestigiose, ma sono numerosi anche i vitigni autoctoni che, abbandonati a loro stessi per molti anni, hanno poi ritrovato il meritato splendore.
Tra questi rientra senza alcun dubbio il Nuragus, un vitigno autoctono a bacca bianca che cresce prevalentemente intorno alla città di Cagliari e che ha ottenuto la denominazione DOC nel 1974. Le sue origini sono antichissime e la sua storia è talmente avvincente da meritare di essere raccontata.
Storia e origini del vitigno autoctono Nuragus
Le prime testimonianze relative al vitigno Nuragus risalgono alla civiltà nuragica, che dominò in Sardegna dal XVIII secolo a.C. al II secolo d.C. Successivamente, durante l’Età del Bronzo, la Sardegna iniziò a espandersi economicamente grazie alle scoperte minerarie tanto che, intorno al 1000 a.C., cominciarono fitti e intensi scambi commerciali con i Fenici. Questi ultimi tentarono di conquistare l’isola e, nonostante fossero stati respinti, riuscirono comunque a impossessarsi di parti della Sardegna. Nel frattempo sopraggiunsero i Romani, che lasciarono sull’isola impronte profonde e indelebili: ancora oggi, infatti, è possibile ammirare rovine di pietra a forma di torre, conosciute come Nuraghi, veri e propri simboli della Sardegna.
La presenza di Roma è stata talmente insistente e persistente sull’isola da spingere numerosi studiosi a pensare che l’etimologia del vitigno Nuragus ne sia stata influenzata; detto ciò, gli ampelografi sostengono invece che i primi esemplari di Nuragus debbano essere ricondotti ai marinai fenici. In particolare, si fa risalire la reale origine all’epoca della fondazione di Nora, da cui il prefisso punico “Nur”.
Secondo altre idee, il nome del vitigno deriverebbe da alcuni semi che germogliano proprio nei pressi della città di Nuragus: i due sinonimi in dialetto, cioè “abbondosa” (abbondante) e “burdu” (selvaggio), si rivelerebbero infatti le due caratteristiche inconfondibili del vitigno, che presenta grande produttività ed elevata resistenza.
In ogni caso, è alta la probabilità di averlo assaggiato senza, tuttavia, conoscerne il nome reale proprio per via dei numerosi soprannomi datogli nel corso del tempo. Ecco i principali: Abboudossa, Abbsudosa, Abundans, Aksina de Marjian, Aksina de Popurus, Axina de Margiai, Axina de Popurus, Axina Scacciadeppidus, Bruscu biancu, Garna Chchija, Garnaccia, Granazza, Lacconargiu, Malvasia di Luras, Meragus, Nugarus, Nuragus blanc de Sardaigne, Nuragus Moscadeddu, Nuragus Moscatello e Nuragus Trebbiana.
Caratteristiche del vitigno e del vino Nuragus
Il Nuragus è il vitigno autoctono a bacca bianca maggiormente coltivato in Sardegna, tanto da occupare fino il 40% dell’estensione totale dei vigneti isolani. Si trova prevalentemente nelle province di Oristano e Cagliari, ma nel tempo si è diffuso su tutto il territorio; questo è stato favorito dalla sua rusticità, dalla sua capacità di adattarsi a qualsiasi tipo di terreno e dalla sua abbondante produttività.
Dal punto di vista ampelografico, il vitigno autoctono Nuragus presenta caratteristiche inconfondibili, esattamente come gli altri vitigni italiani:
- le sue foglie sono di grandezza media e dalla forma trilobata o pentalobata;
- i suo grappoli sono compatti, hanno grandezza media e forma cilindrica;
- i suoi acini hanno grandezza media e sono ricoperti da una buccia pruinosa, consistente, spessa e di colore verde-giallo.
Le uve del Nuragus vengono tendenzialmente vinificate in purezza, ma non mancano gli assemblaggi con altre uve locali, soprattutto per la produzione di vini fortificati. Tra l’altro, dal 1975 il vitigno è entrato in possesso di una propria denominazione: si tratta del Nuragus di Cagliari DOC, disponibile nelle versioni amabile e frizzante. Dal Nuragus, infatti, si ottengono anche deliziosi spumanti.
Se vinificato in purezza, il Nuragus presenta un colore paglierino tenuecaratterizzato da sfumature tendenti al verde; il suo profumo rimanda a note floreali e fruttate, in un mix di fiori bianchi, mela verde e agrumi. Infine, al palato rivela un buon equilibrio tra freschezza e sapidità, mantenendo un grado discretamente alcolico.
Come abbinare il vino Nuragus in tavola
Il Nuragus è, un vino bianco tipico della Sardegna. Consiste in un vino leggero, fresco e fruttato che, in quanto tale, si abbina perfettamente ai principali piatti della cucina sarda, come la fregola con le arselle, la zuppa di pesce, il pane carasau e il porceddu arrosto.
Non solo, perché il Nuragus è un valido alleato anche dei primi piatti a base di pesce, come i ravioli di ricotta e spinaci o la pasta con le cozze. E per chi desidera osare, ecco l’abbinamento perfetto: un buon bicchiere di Nuragus con il maialetto arrosto o i culurgiones, la famosa pasta ripiena di menta e patate.
Per gustarlo al meglio, si consiglia di servire il Nuragus a una temperatura di 10°C.

