Pranu Muttedu: a Goni, dove le pietre parlano da cinquemila anni

Pranu Muttedu: a Goni, dove le pietre parlano da cinquemila anni

Ci sono luoghi, in Sardegna, dove il silenzio ha una densità diversa. Pranu Muttedu è uno di questi: un altopiano di sugheri e vento nel cuore del Gerrei, alle porte del piccolo paese di Goni, a poco più di un'ora dalle spiagge di Villasimius. Qui, tra il 3200 e il 2800 avanti Cristo, le genti della cultura di Ozieri innalzarono decine di pietre verso il cielo. Le chiamano la "Stonehenge sarda", ma è un paragone che le sta stretto: Pranu Muttedu non somiglia a nulla, se non a se stessa.

Il più grande gruppo di menhir della Sardegna

Nel parco archeologico, che si estende per circa venti ettari tra querce da sughero e macchia mediterranea, si contano una cinquantina di menhir: il gruppo più numeroso dell'intera isola. Sono pietre di arenaria locale, alte e affusolate, di tipo "protoantropomorfo": guardandole bene, si indovina l'abbozzo di una figura umana, una presenza che veglia.

Alcuni menhir stanno soli, altri in coppia, altri ancora si dispongono in lunghi allineamenti che tagliano l'altopiano: il più celebre conta una ventina di pietre in fila, orientate secondo il cammino del sole. Che cosa significassero davvero — segnali astronomici, sentinelle dei morti, divinità di pietra — nessuno può dirlo con certezza. Ed è proprio questo mistero a rendere la visita indimenticabile.

Le tombe della cultura di Ozieri

Pranu Muttedu non è solo menhir: è soprattutto una necropoli neolitica, un luogo dove il megalitismo e l'ipogeismo si incontrano. Le tombe, scavate e studiate dall'archeologo Enrico Atzeni tra gli anni Settanta e Ottanta, sono camere funerarie racchiuse da circoli concentrici di pietre; la più monumentale, la Tomba II, è ricavata dentro enormi blocchi di arenaria scolpiti e riporta alla mente le domus de janas, le "case delle fate" della tradizione sarda.

Cinquemila anni fa, qui si celebrava il passaggio tra la vita e ciò che viene dopo. Oggi, camminando tra i circoli di pietra sotto le querce, quella soglia sembra ancora sottile.

Come arrivare e quando andare

Goni si raggiunge da Villasimius in circa un'ora e un quarto d'auto, risalendo verso l'interno attraverso il Gerrei: una strada panoramica che da sola vale il viaggio, tra colline, sughere e paesi di pietra. Il parco è visitabile tutto l'anno; le ore migliori sono il mattino presto e il tardo pomeriggio, quando la luce radente accende l'arenaria e allunga le ombre dei menhir.

È la gita perfetta per chi vuole conoscere la Sardegna oltre il mare: al mattino il Neolitico di Pranu Muttedu, al rientro una sosta tra i filari della nostra vigna per una degustazione al tramonto.

Il vino e la pietra

C'è un filo che lega Pranu Muttedu alla nostra cantina, ed è la stessa terra. Le mani che cinquemila anni fa drizzavano menhir sono le antenate delle mani che oggi potano le viti. Il Brennas, il nostro Cannonau di Sardegna DOC, ha la profondità antica di quelle pietre; il C'Alma, il nostro orange wine, macerato con pazienza sulle bucce, è un vino che — come Pranu Muttedu — chiede di fermarsi e ascoltare.

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