Viticoltura biologica: cosa significa e cosa no

La viticoltura biologica significa una cosa precisa: coltivare l'uva senza fitofarmaci di sintesi, senza diserbanti e senza concimi chimici di sintesi, rispettando il Regolamento UE 2018/848, con un controllo annuale da parte di un organismo certificatore. Il bollino non è un'autodichiarazione: è una verifica documentale e in campo che si ripete ogni anno. Quello che il biologico non significa è altrettanto importante — non vuol dire senza trattamenti, non vuol dire vino naturale, non vuol dire senza solfiti. Sono tre cose diverse, e le confondiamo di continuo.

Cosa dice davvero la legge sul vino biologico?

Due norme, due momenti distinti.

  • Reg. UE 2018/848 — la regola generale dell'agricoltura biologica europea, applicata dal 1° gennaio 2022. Ha sostituito il precedente Reg. CE 834/2007. Riguarda il campo: cosa si può usare sul terreno e sulla pianta.
  • Reg. UE 203/2012 — la regola che riguarda la cantina. Prima del 2012 in Europa non esisteva il "vino biologico": esisteva solo il "vino da uve biologiche". Si certificava la vigna, non la vinificazione. Dalla vendemmia 2012 si può scrivere vino biologico in etichetta, perché anche quello che succede dopo la raccolta è normato.

In etichetta la certificazione si legge da tre elementi: la Eurofoglia (le dodici stelle bianche a forma di foglia su fondo verde), il codice dell'organismo di controllo nel formato IT BIO 00X, e l'indicazione dell'origine delle materie prime ("Agricoltura UE"). Se manca il codice dell'organismo di controllo, non è un vino certificato biologico.

Cosa è vietato in una vigna biologica?

  • Diserbanti chimici — l'erba tra i filari si toglie con la lavorazione del terreno o si lascia crescere come inerbimento.
  • Insetticidi e fungicidi di sintesi — niente principi attivi sistemici che entrano nella pianta.
  • Concimi minerali di sintesi — si usano letame, compost, sovesci.
  • OGM — in qualsiasi forma, anche negli ausiliari di cantina.

Cosa è permesso (e di solito sorprende)

Qui cade la convinzione più diffusa: biologico non vuol dire che nessuno passa tra i filari con l'atomizzatore.

  • Rame — ammesso contro la peronospora, con un tetto di 28 kg per ettaro in sette anni, cioè una media di 4 kg per ettaro l'anno. È un limite serio, perché il rame si accumula nel suolo e non se ne va.
  • Zolfo — ammesso contro l'oidio. È il trattamento più antico della viticoltura europea.
  • Bacillus thuringiensis e altri prodotti di origine biologica contro le tignole.
  • Confusione sessuale — diffusori di feromoni che impediscono agli insetti di accoppiarsi. Nessun insetticida, nessun residuo.

Quindi sì: una vigna biologica si tratta. La differenza è con cosa, quanto, e con quali residui.

E in cantina cosa cambia?

Il Reg. UE 203/2012 abbassa i limiti di anidride solforosa e vieta alcune pratiche enologiche.

  • Solfiti, vini rossi — massimo 100 mg/l contro i 150 mg/l del convenzionale (per vini con zuccheri residui sotto 2 g/l).
  • Solfiti, bianchi e rosati — massimo 150 mg/l contro 200 mg/l.
  • Pratiche vietate — concentrazione parziale a freddo, desolfitazione con processi fisici, trattamento per elettrodialisi, uso di resine a scambio cationico per la stabilizzazione tartarica, dealcolizzazione parziale.

Cosa il biologico NON significa

  • Non significa senza solfiti. I limiti sono più bassi, ma i solfiti sono ammessi. E una parte di solforosa si forma da sola durante la fermentazione: un vino totalmente privo di solfiti, in senso stretto, non esiste.
  • Non significa vino naturale. "Vino naturale" non ha una definizione giuridica in Europa. Nessun disciplinare, nessun controllo. È un'intenzione produttiva, non una certificazione.
  • Non significa vegano. Le chiarifiche con albumina d'uovo, caseina o colla di pesce sono ammesse anche nel biologico. Se serve la garanzia, va cercata una certificazione vegana a parte.
  • Non significa biodinamico. La biodinamica aggiunge al biologico i preparati e il calendario lunare, ed è certificata da enti privati come Demeter. Tutti i vini biodinamici sono biologici; il contrario no.
  • Non significa buono. Il biologico certifica un metodo, non un risultato nel bicchiere. Esiste vino biologico mediocre, esattamente come esiste vino convenzionale eccellente.

Come lavoriamo le vigne a Villasimius

Le nostre vigne stanno su terreni granitici, a pochi chilometri dal mare di Capo Carbonara. Il maestrale che dà il nome a Entu non è un dettaglio poetico: il vento asciuga le foglie dopo la pioggia e riduce le ore di bagnatura, che sono la finestra in cui i funghi attaccano la vite. Meno umidità sulla foglia significa meno trattamenti necessari. È il motivo per cui la costa sud-orientale della Sardegna è un posto ragionevole in cui fare viticoltura biologica — ne abbiamo parlato anche nella guida al terroir.

In cantina la scelta è la stessa: togliere, non aggiungere. Brennas, il nostro Cannonau di Sardegna DOC, è vinificato in acciaio inox senza filtrazione e senza solfiti aggiunti, 14% vol. Zankitai, il Pet Nat, rifermenta in bottiglia con i lieviti indigeni, non filtrato e senza solfiti aggiunti. C'Alma resta sulle bucce 20-25 giorni in acciaio e poi 5-6 mesi in botti di rovere — se il metodo ti incuriosisce, l'abbiamo spiegato negli orange wine.

C'è poi la parte che non si vede in etichetta: senza diserbanti l'erba tra i filari resta, e con l'erba restano gli insetti impollinatori. Abbiamo gli alveari a pochi metri dalle viti — le api in vigna non fanno il vino, ma dicono parecchio su come sta il terreno sotto.

Domande frequenti

Il vino biologico contiene solfiti?
Sì. I limiti sono più bassi del convenzionale (100 mg/l per i rossi, 150 mg/l per bianchi e rosati con zuccheri residui sotto 2 g/l), ma i solfiti sono ammessi. Alcuni produttori scelgono di non aggiungerne: in quel caso l'etichetta riporta "senza solfiti aggiunti".

Vino biologico e vino naturale sono la stessa cosa?
No. Il biologico è certificato da un organismo di controllo secondo il Reg. UE 2018/848 e il Reg. UE 203/2012. Il vino naturale non ha alcuna definizione legale né controllo pubblico in Europa.

In una vigna biologica si fanno trattamenti?
Sì. Rame e zolfo sono ammessi, con un limite di 28 kg di rame per ettaro in sette anni. Sono prodotti di contatto: restano sulla superficie della foglia e non entrano nella pianta come i sistemici di sintesi.

Come riconosco un vino biologico in etichetta?
Cerca la Eurofoglia verde, il codice dell'organismo di controllo nel formato IT BIO 00X e l'indicazione di origine "Agricoltura UE". Senza il codice dell'organismo di controllo non c'è certificazione.

Biologico vuol dire senza allergeni?
No. Se il vino contiene più di 10 mg/l di solforosa, l'etichetta deve riportare "contiene solfiti", biologico o no. Lo stesso vale per eventuali residui di chiarificanti a base di latte o uovo.

Il biologico costa di più. Perché?
Perché le rese per ettaro sono normalmente più basse, i trattamenti di contatto vanno ripetuti dopo ogni pioggia, la gestione dell'erba richiede più passaggi meccanici e la certificazione ha un costo annuale a carico dell'azienda.

Il biologico non è una promessa di bontà. È un elenco di cose che non si fanno, verificato da qualcuno che non sei tu. Nel bicchiere, poi, decidi da solo.

Salude e trigu — Colline del Vento

Se vuoi vedere com'è una vigna senza diserbanti, le degustazioni in vigna a Villasimius sono aperte. Oppure parti dal Wine Club: 4 bottiglie e un miele della vigna, due volte l'anno, da 89 € ogni sei mesi con spedizione inclusa.

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